Forse, anzi senza forse, il mio tentativo di produrre una sezione poetica, appare un gesto di umana follia e presunzione.
Non sono certo poeta, né penso di esserlo.
La “lettura” di tale scelta, pertanto, non va orientata in senso poetico letterario, bensì in quello che vede nella vita di tutti noi, poeti o meno, vivere delle emozioni che, poi, divengono poesia.
Su tali premesse, chiedo venia a tutti coloro che vorranno leggere lo scarso materiale rimastomi di quanto scritto, pregando di comprendere che trattasi esclusivamente dell’espressione del mio stato d’animo, in alcuni momenti particolari della mia vita.
Vi ringrazio!
Nebbia
Sono qui per nulla, oppure per qualcosa
senza meta oriento il mio pensiero
nell’effimero trascorrere del tempo.
Passivo eroe di battaglie perdute,
vela imbrigliata e senza sorte
cerco le orme del passato mio.
Cenacolo
Terra rossa, segno di sinopia
abbozzo immaturo di passata vita
cerco la luce, che già m’irradia
come cerussa segno di rinnovo.
Sprazzi d’affresco sempre in divenire
nel tumultuoso svolgersi del sogno
del naturale procedere dei giorni
mosaico mutevole del nostro vissuto.
Il Tempo
Stamane ho deciso di lasciar correre il tempo
di ascoltare i battiti del mio cuore
di non pensare a ciò che verrà
di qui ad un minuto, ad un’ora … domani
Il tempo, concetto astratto o reale?
Incubo o prospettiva?
Non ho tempo, mi è mancato il tempo
E’ tempo che faccia questo o quello
Il tempo stringe … stringe in una morsa
ti agiti, devi correre
E’ tempo di vivere o morire?
Il tempo è buono, è cattivo…
Che tempo fa?
E’ venuto il tempo di decidere
di abbandonare tutto o di prendere iniziative
E’ tempo di tempesta, è tempo di quiete
Alla fine, mi accorgo di quanto tutto sia fatuo
e di non aver avuto tempo per rendermi conto che ho vissuto
A Brizzi
Il tuo ultimo sguardo
colmo d’amore e nostalgia
ancor porto con me
con senso di colpa
piccolo mio nulla potrai temere
assente sarò mai al viver tuo
accetta di buon grado il tuo presente
il futuro certo sarà assai migliore
paghi ancora per gli errori altrui
e nulla adesso puoi tu cambiare
resta come sei oggi come domani
stringi alle mie le tue piccole mani.
papà
Amore di padre
Un cuore che pulsa nell’ecografia
dico al Signore … lascia che sia
sei nato purtroppo tra tanto dolore
ti ho stretto al mio petto con tutto l’amore
guardo estasiato i tuoi riccioli biondi
vedo negli occhi che nulla nascondi
sei limpido schietto vero e leale
a nessuno di certo potrai mai fare male
dell’intera mia vita sei l’unica luce
e che il tuo futuro sia pieno di pace
papà con te sarà ogni minuto
per nulla dovrai sentirti perduto
ricordami sempre per quello che sono
se in qualcosa ho sbagliato ti chiedo perdono
papà
Ci credo ancora
Palpebre slabbrate per occhi un po’ ondulati
in un’isola felice che chiamano Renè
in fondo all’attrazione di una ruvida emozione
che muove l’altalena d’eterna gioventù
lacrime d’autunno irrorano la pioggia
e la mia mente sgorga in un unico clichè
non so se ricordare oppure mendicare
ancora una carezza del tempo che non c’è
e tutto quanto ho dentro risuona di fragore
nell’ultima illusione che fosse tornerai
e ancora ci riprovo e ancora ci ricado
e un po’ del mio passato rivive ancora in te
nelle tue vibrazioni, nei tuoi pensieri strani
nel palmo delle mie mani tu mi potrai veder
ma è solo fantasia è stupida follia
voler trovare in fondo la luna di bambù
ma è certo che qualcosa nell’animo riposa
poi pronta a scatenare la ruvida realtà
realtà di sofferenza, d’angoscia e di tormento
ma piena d’ottimismo per quello che verrà
rientro e mi nascondo, ritorno e mi confronto
rileggo e mi rileggo ma sì…ce la farò.
Lo spazio
Guardo una nuvola cambiar di dimensione
in uno spazio privo d’emozione
il vento la trascina lentamente
ed io con lei mi muovo con la mente
non so dove mi porti lì…lontano
e cerco d’afferrarla con la mano
è così che la vita scivola via
senza un senso che la renda mia
è preda d’emozioni e fatti strani
che rendono gli sforzi sempre vani
forse è la realtà che tutto impone
lasciando poco spazio alla ragione
lo stesso spazio avvolge tutti noi
ciascuno preso dai pensieri suoi
siam tutti lì nella stessa condizione
di personaggi senza dimensione
nessuna decisione infatti è nostra
la vita ogni giorno lo dimostra
di qual destin padroni esser possiamo
se la nostra vita con l’altrui incrociamo
crediamo sempre in uno spazio reale
senza sapere di contro che è virtuale
spazio infinito a volte stretto assai
dove mai realmente libero sarai
intanto la mia nuvola scompare all’orizzonte
del suo passaggio si perdono le impronte
proprio così la nostra vita scorre
come la nuvola… che il vento già rincorre
Destino
Telo bianco
fresco di bucato
la brezza lo muove
il sole lo riluce
profumo di mamma
morbido d’affetto
una musica strana
a lungo lo avvolge
vien da lontano
e tutto coinvolge
così divaga la mia mente adesso
in un’aura d’amore e sentimenti
osservo ancora il muovere del lino
sospeso nell’aria come il mio destino.
Ci sei
Ci sei, quando sogno ad occhi aperti
ci sei, se ricordo i miei ricordi
Ci sei, nel mio viaggio quotidiano
ci sei, nel tramonto più lontano
Ci sei, nel guardare il mio futuro
ci sei, se nel buio m’avventuro
Polline
Fiocchi di polline bianco il vento cavalcano
senza una meta e senza una speranza
sul torrido asfalto non atecchirà il loro seme
Tutto sembra ignorare la natura
che le sue regole impone
nel proprio immutabile paradigma.
Attesa
Nelle mani tue lascio questo ardore
sulla mia pelle vivo le tue impronte
Fonte di luce piena di calore
resta la parola tua nel cuor sospesa
Trepida l’attesa di novelle emozioni
nascita di vita appare il chiarore
Segno che il tutto ancor diviene
nell’inatteso segno del destino
Pensieri d’autunno
Fausti presagi il seme distillano
d’incognite ragioni abbandonate
Perduto resto nei pensieri tuoi
senza una luce, senza un conforto
Foglie ingiallite riempiono lo spazio
sempre insensibile al mutar del tempo.
Microcosmo
Essenza e sintesi, un intero microcosmo
tutto m’avvolge, tutto mi respinge
Calamitato sono, da invertibili poli
girandola di vita senza pause
Contrasto e armonia insieme fondono
loro coscienze, senza timore
In abbraccio fatale avviluppate
senza soluzione alcuna di continuità
Satelliti vaganti in parabola eterna
di sospesi pianeti immaginari
Percorso
Frammenti di me, piccole gocce
difficile compito, mettere ordine
Quali obiettivi, definir non so
forse è il momento, uno dei tanti
Ciò che precede, dolorosa crescita
di leopardiane incognite, ne seguono il percorso
Mi ritrovo ora, ad osservarmi dentro
nella ricerca di cosa cercare
Stretto così, tra millenari sogni
attendo il progresso che il tempo rivive
Il ciclo della vita
Ancor più presto stamane il sole albeggia
dolce segno di novella primavera
nel dormiveglia la mia mente arpeggia
note armoniose di gentil tastiera
di antiche suggestioni ancor foriere
che dolcemente mi portano al presente
senza che in esse possa prevalere
il rituale rimembrare della mente
platoniche idee si fondono fluttuanti
nell’opaco iperuranio immaginario
ed i miei sensi ricevono festanti
suoni e profumi di sapore millenario
non son più vive le scorie dell’inverno
ormai lasciate al marzo in fioritura
approccio allor le sponde dell’Averno
come Virgilio mi accingo all’avventura
non per cercar color che son sospesi
ma per veder con vivida innocenza
cose che ignoro eppur palesi
che mi portino alla vera conoscenza.
La triste storia di Ignac Fulop Semmelweis, medico ungherese attivo in un ospedale
viennese nella prima metà dell’800 è ignota a molti e lo era anche a me. Fautore
dell’igiene delle mani dei medici che visitavano le puerpere (di cui molte perivano per
infezione proprio per la carente “sterilità”), venne per questo osteggiato, licenziato e
ricoverato in un manicomio, dove morì, a sua volta per una infezione, nel 1865, all’età di
47 anni.
A lui ho voluto dedicare questi versi
Ignac per sempre
Colui che guarda avanti ed il futuro invoglia
assai di rado vede accolte le sue idee
e la tua storia, Ignac, di questo spira
ciascuno che ne giunge a conoscenza
dell’amara vicenda a te purtroppo occorsa
nel ricercar la scomoda e triste verità
di salvezze puerperali fosti illuminato precursore
e quel tuo grande immenso genio
destò nei tuoi colleghi oscura invidia
che in realtà al timone soggiaceva
di veder noto ancor pubblicamente
l’ignaro gioco delle lor mani infette
nella natura dei tragici decessi
di madri inermi bisognose d’assistenza
pagasti quindi caramente il tuo coraggio
la tua genialità cozzò contro il potere
di personaggi ottusi, rigidi e volgari
gli stessi che incontriamo giornalmente
del cui voler siam spesso inermi prede
per questo sei d’esempio e ispirazione
ed io ti riconosco in quel che sono
la tua vicenda è infatti anche la mia
e prendo questa storia come un dono
triste lo so ma piena di valore
per quel che hai dato in termini d’amore
non solo alle madri che salvasti
ma ancor di più alla stessa medicina
orfana di te ma non delle tue idee
che pure postume furono preziose
e che per questo ti resero immortale
Vesvius
Languidamente stesa ai piedi miei ti guardo
col seno immerso nelle acque cristalline
mentre in cuor mio intensamente ardo
di passioni tormentate e senza fine
nobile colta eppure anche volgare
ti sei donata a tanti sempre inerte
mai crucciandoti neppure di celare
le perle che tu serbi tra le braccia aperte
passiva sei rimasta ai miei conati
offrendo ad altri il tuo amor fecondo
lasciandoti al destino dei tuoi vati
senza timore di giacer sul fondo
per te cosparsi di fiori del deserto
il mio arido e fertile mantello
onde crear di lì sul mare aperto
un vivido e dorato grande anello
del sole riflettente alle ginestre
di cui ancor canta colui da Recanati
giunto sin qui attraverso vie maestre
per il buon clima poter veder curati
i patemi di salute allor presenti
avvinto ed estasiato così nell’osservare
il giallo, l’azzurro e l’alitar dei venti
sorretto dal sommesso respirar del mare
Eppure io ti scossi a più riprese
eruttai persino fuoco e fiamme
al fine d’invocar la tua reazione
creando sì terrore e gran bailamme
ma solo per l’amor per te infinito
perché seppur dimessa e noncurante
lasci ciascun visitatore ognor rapito
consapevole d’aver cuore pulsante
così che quando allor sarà partito
ricorderà di te in ogni istante
serbando nel suo cuore ingentilito
un’emozione vivida e costante
per noi che qui restiamo a te legati
Napoli mia dona il tuo migliore
ricorda che da te noi siamo nati
e non lasciarci mai senza il tuo amore.
La città
Frena i tuoi impulsi giovane virgulto
osserva al tuo fianco le ceneri paterne
sopite ormai senza alcun sussulto
di perniciose distruzioni tracce eterne
come Partenope nacqui ancor prima di Roma
nella rupe di Megaride trovai comoda culla
Palepolis si pose a mia corona
linde dimore ornaron la roccia brulla
il monte Echia donò acqua suffregna
fonte di vita non sol per gli assetati
di preziosi minerali sempre pregna
dolce nettare per fragili neonati
a dismisura crebbero gli umani
il miletese Ippodamo giunse in mio soccorso
… Neapolis sbocciò tra i decumani
così iniziò per me nuovo percorso
con l’iberico Carlo del primo settecento
rividi lo splendore del passato antico
a capital d’Europa sottendendo
con musicale spinta del teatral sparito
l’italico stendardo tricolore
aprì il mio cuore alla speranza
mutata in indicibile dolore
nell’approdar di nuova circostanza
Meridionali in fuga dalle terre natie
bastimenti stracolmi di gente disperata
alla ricerca di sponde lontane dalle mie
per veder la propria vita migliorata
seguì la grande guerra … fu mortale
tante sciagure ed afflizione immensa
il sogno sgretolò contro il reale
conobbi allor la vera sofferenza
dalle gotiche guglie a Santa Chiara
esalò rude polvere sciamante
inondando i vicoli così come la sciara
con flusso torrido e asfissiante
fui per scelta duramente devastata
a lungo resistei per non morire
vinta violata… e poi stuprata
piansi della mia gente tutto il patire
per questo … imberbe Vesvius … non giudicare
vivi l’ardore tuo serenamente
se proprio d’amore desideri narrare
scruta dentro me… profondamente
A Marco Aurelio
Riflesso su me stesso, caro Marco,
Cerco il vero senso della vita
Stoicamente proteso così ripercorrendo
Il cordone originario che ci lega alla natura
Nulla possiamo, inver, di lei cambiare
Lasciandoci leggeri trasportare
Dagli incessanti suoi ritmi circadiani
Dal ciclo del sole e della luna
Dall’intermittente luce delle stelle
Dal succedersi di morbide maree
Dal rifiorire stagionale degli arbusti
Colloquia con te stesso, tu m’insegni
Trova così le risorse necessarie
Con il pensiero puoi creare la tua vita
Domina così fremiti e passioni
Comprendo a pieno tal simile giudizio
T’invito tuttavia a riflessione
Nell’esistenza priva di emozioni
Lontana così da vive sensazioni
Nel rigido schema naturale
Al qual soggiace ogni essere mortale
Stoico, ma epicureo, il sommo Cicerone
Sempre al limite di fatal scomposizione
Tra etica pratica e teoria
Tra quanto utile e quanto onesto
Lasciando a noi molteplici aperte vie
Di crescita non solo spirituale
M’ancor di più morale e culturale
Nel mio rapporto con il mondo femminile, che è sempre stato vivo, vitale, entusiasmante, a volte difficile, a volte sofferto, ma sempre intenso e mai stabile e scontato, non sono mai riuscito ad adattarmi, benché consapevole della natura “ciclica” della donna, dei suoi bruschi ed imprevisti, probabilmente “ormonali”, cambiamenti d’umore.
Dovrei saperlo che la loro natura è questa, ma che vuo’ fa’, non riesco ad accettarlo e metabolizzarlo.
Per rappresentare questa mia contraddizione ho scritto i versi che seguono:
Immerso nel mio viver quotidiano fatto di sogni e d’illusioni antiche.
Il silenzio
Oggi non hai detto una parola
e non so darmene perché
eppure anche il più sereno cielo
qualche fulmine può portar con sé
Dovrebbe esser fatto di esperienza
averne pienamente conoscenza
invece impreparato mi ritrovo
sempre sorpreso da fragilità già mie
Non son mai pronto a farne una ragione
e dentro me porto quel magone
chiedendomi se v’é motivo alcuno
che cagionar possa ciò che accade
Oppure se sia io a non vedere
nel cuore tuo ciò che ti tormenta
immerso nel mio viver quotidiano
fatto di sogni e d’illusioni antiche
Il grandissimo poeta ed amico, Oreste Bisazza Terracini, letta la mia poesia, ovviamente neppur lontanamente paragonabile alle mirabili sue, in rapporto al suo elevato spirito creativo, ha così rielaborato i versi:
Il silenzio
Il tuo silenzio è misterioso
é tacito presagio di tempesta
Quando io sgomento a valutare
come la mia fragilità colpisca
il tuo comportamento, pur previsto
Eppure a tormentarmi ancora insisto
cercando di scoprire le ragioni
che a chiuderti ti portan nel mutismo.
Forse son io la causa del problema
Immerso nel mio viver quotidiano
che per lavoro trattiene me lontano
dai sogni nostri antichi ed illusioni
sostegno degli affetti e di passioni
Grande sensibilità la tua, Oreste, straordinario impulso per me di crescita spirituale di cui ti sarò eternamente grato.