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Ipertensione arteriosa in gravidanza

G.G, di anni 25, alla prima gravidanza, (21.6.13), presenta forti cefalee già al II mese, trattate con analgesici. Nei successivi controlli dell’ostetrico curante (28.6.13, 19.7.13, 9.8.13, 4.10.13), non emergono segni di sofferenza fetale, tanto che la gestazione viene giudicata in regolare evoluzione.

In data 3.11.13 episodio convulsivo, con perdita di coscienza, per cui viene ricoverata per: “I gravidanza alla 25ª settimana. Ipertensione arteriosa. Eclampsia”. In quell’occasione ella presenta valori pressori pari a 160/100 mmHg. Si deve pertanto ricorrere ad urgente ed immediato taglio cesareo, con estrazione di feto vivo, dal peso di grammi 590 e quindi incapace di vita autonoma, tanto che decederà il 22.12.13, nonostante le lodevoli cure dei neonatologi. Orbene, sorprende che, nonostante la cefalea lamentata ed i ripetuti controlli ostetrici, non sia mai stata rilevata la pressione arteriosa della paziente, così come doveroso e prescritto in tutti i protocolli. Sta di fatto che la gestante, non ricevendo l’indispensabile trattamento dell’ipertensione, non rilevata dall’ostetrico curante per ben tre mesi, va incontro a crisi eclamptica (convulsioni) da gestosi ipertensiva (malattia causata dalla gravidanza) venendo sottoposta a taglio cesareo probabilmente non necessario e “perdendo il bambino” che, assai prematuro, decederà inevitabilmente.

Attualmente la paziente rimane esposta a un rischio di ulteriori tagli cesarei (per le gravidanze future) oltre ad aver perduto la possibilità (limitata al 25%) di poter portare a termine la gravidanza per via naturale.