Il danno morale va commisurato a quello biologico

Cass, iii sezione civile, sentenza n. 15373 del 13.7.1

Con la pronuncia 13 luglio 2011, n. 15373 la terza sezione civile della Cassazione riafferma il principio dell’unitarietà del danno non patrimoniale, affermando che il danno morale può essere quantificato in modo proporzionale rispetto al danno biologico. Una donna, coinvolta assieme al proprio figlio minore in un sinistro stradale, ricorre per Cassazione articolando sei motivi, quattro dei quali concernenti la censura di insufficiente e/o contraddittoria motivazione. Preliminarmente, la Corte dichiara inammissibili i citati quattro motivi, poiché la ricorrente ha omesso di riportare la sintesi per circoscriverne i limiti, sintesi che non può desumersi per implicito dalla formulazione dei motivi. Infatti, a dir del collegio, siffatta interpretazione si porrebbe in contrasto con la prescrizione di cui all’art. 366 bis c.p.c.

In merito al primo dei due motivi non dichiarati inammissibili, la Corte lo rigetta ribadendo l’orientamento confermato dalle Sezioni Unite (Sez. Un., sentenza n. 26972/2008) in merito all’inammissibilità di un’autonoma tipologia di “danno esistenziale”, interpretato come pregiudizio alle attività non remunerative dell’individuo, in quanto risarcibili ai sensi dell’art. 2059 c.c. Pertanto l’eventuale liquidazione di tale ulteriore categoria di danno comporterebbe una duplicazione risarcitoria.

Nell’altra censura la ricorrente ha denunziato la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2043, 2056, 1223 e 1226 c.c., 2 e 32 Cost., poiché la Corte territoriale, nella valutazione del danno morale quale lesione all’integrità morale, avrebbe errato nel liquidarlo come frazione del danno biologico, invece di valutarlo in modo autonomo. La Cassazione nel rigettare tale ulteriore motivo rileva che, al contrario, il giudice d’appello ha confermato la liquidazione del danno morale, operata dal primo giudice in via equitativa, correlandolo alla misura del risarcimento del danno biologico. Il collegio rammenta ancora la citata pronuncia delle Sezioni Unite, che ha decretato il principio dell’unitarietà del danno non patrimoniale, quale categoria unica che contiene anche il danno biologico ed il danno da reato. Pertanto risulta inammissibile la censura della ricorrente, che comporterebbe una duplicazione del risarcimento, come pure l’indennizzo del danno biologico in modo separato da quello estetico, da quello alla vita di relazione e da quello esistenziale.