Buongiorno.Sono un'infermiera di 34 anni, attualmente in servizio presso U.O. pronto soccorso da 8 anni, preceduti da 6 anni nel reparto di oncologia.nel 2010 comincio ad accusare forti dolori in zona dorsale e lombare, con deficit sensitivo alla gamba sx.mi sottopongo a rmn:canale spinale nei limiti inferiori di norma su base costituzionale per brevità dei peduncoli a livello dell'ultimo tratto lombare. perdita della fisiologica lordosi lombare, deviazione sinistro convessa del tratto lombosacrale.avanzate modificazioni degenerartive osteocondrosiche e spondiloartrosiche nel tratto compreso tra i metameri L4 ed S1 dove i dischi interposti presentano riduzione dello spessore, iposegnale nelle immagini t2 dipendenti e debordamento circonferenziale dell'anello fibroso.ad l4-l5 l'impronta del sacco durale e\' di discreta entità e si associa a fissurazione posteriore dell'anulus. ad l5-s1 piccola erniazione sottolegamentosa posteriore mediana e paramediana sx che contrae rapporto con la radice nervosa di s1 all\'emergenza del sacco." comincio ciclo di fkt e cortisone. nel 2011 ripeto rmn che evidenzia aumento delle dimensioni dell'ernia e frammento espulso. proseguo con fkt. nel 2013 la situazìone diviene quasi insostenibile.percio mi rivolgo al neurochirurgo il quale mi fa eseguire rmn in toto della colonna di cui riporto referto: "completa perdita della fisiologica lordosi cervicale. debordamento iniziale posteriore dell'anulus tra c3 3 c7 senza effetti compressivi di rilievo. protrusione discale d5-d6 con impronta dello spazio subaracnoideo anteriore corrispondente. completa perdita della fisiologica lordosi lombare. avanzate modificazioni degenerartive osteocondrosiche e spondiloartrosiche nel tratto compreso tra i metameri L4 ed S1 dove i dischi interposti presentano riduzione dello spessore, iposegnale nelle immagini t2 dipendenti e debordamento circonferenziale dell'anello fibroso. ad l4-l5 l'impronta del sacco durale e' di discreta entità e si associa a fissurazione posteriore dell'anulus com impronta ad ampio raggio di modesta entità del versante anteriore del sacco durale. ad l5-s1 si conferma presenza di voluminosa ernia discale postero laterale sx che presenta componente espulsa fino al legamento giallo e alla porzione mediale dell'articolazione zigoapofisaria corrispondente. ad l4.l5 invariata la protrusione posteriore discale ad ampio raggio con fissurazione associata. si conferma la presenza della completa perdita della fisioogica lordosi della rotazione dei metameri e delle modificazioni degenerative nei passaggi l4-.s1." eseguo elettromiografia che evidenzia segni di sofferenza neurogena periferica cronica del m.gemello med. sx a livello radicolare di s1. ad ottobre del 2013 vengo sottoposta ad intervento di laminectomia con recupero ottimale post intervento, dal punto di vista del dolore e della sensibilità. a distanza di 10 gg comparsa di raccolta liquorale drenata due volte e poi medicata con medicazioni compressive. comincio una vita normale dopo 5 anni, eseguo fkt tutti i gg e sto bene per 6 mesi. comincio dopo 6 mesi ad avvertire dolore sciatico lieve e parestesie alle ultime due dita del piede sx a cui non do peso, associate anche a dorsalgia presumibilmente in sede di protrusione d5-d6. a dicembre del 2014 a causa di una brutta caduta con trauma sacrale comincio ad accusare dolore piu accentuato, a gennnaio ripeto rmn su consiglio del medico di base, di cui riporto referto: il soma si S3 presenta edema intrasponginoso si possibile natura traumatica come per infrazione intraspongiosa. salienza anulare del disco l3-l4 con lieve impronta sul sacco durale, analogo reperto, più accentuato si osserva in l4-l5. in l5-s1 si osserva protrusione discale paramediana sx con segni di lacerazione dell'anulus. a tale livello in sede di pregresso intervento chirurgico con accesso laminotomico a sx il recesso rachideo anterolaterale omolaterale appare occupato da tessuto fibrocicatriziale che attornia la radice ememrgente di S1.
Ho continuato a lavorare e dopo qualche settimana il dolore al sacro ai attenuato, la Sciatalgia andava e veniva.
Ad aprile mentre toglievo un freno a pedale ad una barella ho avuto una perdita completa della sensibilità dell'arto inferiore sx dal ginocchio alle dita del piede. Vista subito dal neurologo, mi pratica cortisone eV e suppone l'origine delle parestesie nella radice di s1. Eseguo emg dopo 10 gg di terapia con cortisone e il referto da segni di denervazione cronica dei muscoli gemello med sn e tibiale posteriore sn. non denervazione attiva.
Vengo sottoposta a RMN che mostra :in sede lombare disco degenerato con piccola sporgenza erniaria a larga base di impianto in sede paramediana laterale dx aumentata di dimensioni rispetto al precedente controllo. A l5-s1 esiti di lamectomia, il disco residuo è' degenerato è ridotto in altezza, con lieve prottusione diffusa con aspetti di tessuto cicatriziale che tende a circondare la radice di S1.
Vengo vista dal neurochirurgo che mi dice che la mancata sensibilità alla gamba e' verosimilmente dovuta ad una pinzatura della radice sofferente avvenuta mentre mobilizzavo la barella, che l'intervento di laminectomia mi ha lasciato una cicatrice sulla quale non si sentiva di metter mani e che in buona sostanza dovevo tener la gamba così.
Comincio terapia con lyrica e avvio pratiche per malattia professionale non tabellata su suggerimento del patronato. La pratica e'in attesa di risposta.
Proseguo la terapia, a maggio mi alzo dal letto e cado, mi rendo conto di non controllare più il piede sx.,
Mi reco in urgenza al San raffaele dopo aver eseguito RMN con contrasto in urgenza con diagnosi di sciatica paralitica.
La RMN con contrasto conferma la riduzione In altezza e la disidratazione del disco l5-S1 con maggiore prominenza paramediana intraforaminale sx, il recesso rachideo antero laterale sx di l5-s1 appare occupato da quota di tessuto fibrocicatriziale in esiti di intervento che appare imbrigliare la radice emergente da tale lato.
Confermato il disco L4-L5 protruso ad ampio raggio con maggior componente paramediana dx.
Salienza paramediana sx del disco L3-L4 con lieve impronta sul sacco durale.
Segni di artrosi interapofisaria nel tratto l3-S1 con note sinovitiche sovrapposte.
Giunta in ospedale vengo visitata dallo stesso neurochirurgo è da una collega che vedendomi camminare trascinando il piede cambiano subitaneamente diagnosi.
Paralisi dello Spe.
Questo a distanza di 1 mese dall'infortunio. Ripeto emg a distanza di un mese è il referto e: reperti emg e eng indicativi di neuropatia acuta spe al capitello peroneale sinistro.
Comincio subito ciclo di fkt ma il fisiatra è convinto che la paralisi sia da compressione, perciò mi manda a fare un eco del nervo che riporta :
Il nervo spe appare aumentato di volume, iperecogeno, ha perso il normale aspetto fascicolati per un diametro di un cm in corrispondenza della testa del perone.
Il fisiatra vista l'eco mi dice che devi farmi operare per forza perché il muscolo imbriglia il nervo. Il neurochirurgo mi dice di no e di fare elettrostimolazione. Tento una seduta a Massimo voltaggio ma dopo avermi procurato due ustioni severe il fisiatra mi esorta a sentire un chirurgo plastico per fare l'intervento il più in fretta possibile per limitare il danno di un nervo schiacciato da mesi.
Contatto il plastico che concorda, mi sottopone a intervento chirurugico tre mesi dopo l'infortunio:
Intervento in an spinale, liberazione del nervo fino alla porzione distale del tendine bicipitale femorale prossimamente e sino al terzo medio distalmente. A livello del punto di compressione il nervo appare sofferente, deformato a clessidra, mobilizzazione posteriore del nervo e suo affondamento dei tessuti molli a protezione. "
Vengo dimessa dopo 4 gg e, a parte due raccolte ematiche drenate, tutto procede bene.
Ad oggi ho recuperato la funzionalità di tutte le dita, fatta eccezione per l'alluce, e riesco a ruotare il piede. La flessione e l'estensione restano quasi assenti e la sensibilità non è' ancora tornata. La fisioterapista stima un tempo di recupero lungo legato alla sofferenza muscolare della gamba timasta ferma a lungo.
Al controllo emg eseguito oggi riporto : normalizzazione ampiezza MAP nervo spe sx con residuo calo della vcd motoria sopra e sotto capitello, alla emg si rilevano segni di sofferenza neurogena periferica cronica del muscolo tibiale anteriore sx.
Questo è' quanto.
Ora finalmente giungo al quesito:
Il 14 settembre avrò la visita di controllo INAIL per il rinnovo dell'infortunio e presumo per stabilire la percentuale di danno derivante.
Vorrei capire se ho diritto ad un indennizzo per il danno residuo oppure no, di che percentuale si tratta, se poi verrà automaticamente calcolata dall'inail sommata ai danni alla colonna oppure se dovrò muovermi diversamente.
Sommando la paralisi dello spe operata con residuo danno motorio e i problemi alla colonna che percentuale devo aspettarmi, se mi spetta? Per la paralisi dello spe operata con danno residuo, nel dettaglio, quanto mi spererebbe?
La ringrazio moltissimo per l'attenzione.
Boschiroli Laura
Ho continuato a lavorare e dopo qualche settimana il dolore al sacro ai attenuato, la Sciatalgia andava e veniva.
Ad aprile mentre toglievo un freno a pedale ad una barella ho avuto una perdita completa della sensibilità dell'arto inferiore sx dal ginocchio alle dita del piede. Vista subito dal neurologo, mi pratica cortisone eV e suppone l'origine delle parestesie nella radice di s1. Eseguo emg dopo 10 gg di terapia con cortisone e il referto da segni di denervazione cronica dei muscoli gemello med sn e tibiale posteriore sn. non denervazione attiva.
Vengo sottoposta a RMN che mostra :in sede lombare disco degenerato con piccola sporgenza erniaria a larga base di impianto in sede paramediana laterale dx aumentata di dimensioni rispetto al precedente controllo. A l5-s1 esiti di lamectomia, il disco residuo è' degenerato è ridotto in altezza, con lieve prottusione diffusa con aspetti di tessuto cicatriziale che tende a circondare la radice di S1.
Vengo vista dal neurochirurgo che mi dice che la mancata sensibilità alla gamba e' verosimilmente dovuta ad una pinzatura della radice sofferente avvenuta mentre mobilizzavo la barella, che l'intervento di laminectomia mi ha lasciato una cicatrice sulla quale non si sentiva di metter mani e che in buona sostanza dovevo tener la gamba così.
Comincio terapia con lyrica e avvio pratiche per malattia professionale non tabellata su suggerimento del patronato. La pratica e'in attesa di risposta.
Proseguo la terapia, a maggio mi alzo dal letto e cado, mi rendo conto di non controllare più il piede sx.,
Mi reco in urgenza al San raffaele dopo aver eseguito RMN con contrasto in urgenza con diagnosi di sciatica paralitica.
La RMN con contrasto conferma la riduzione In altezza e la disidratazione del disco l5-S1 con maggiore prominenza paramediana intraforaminale sx, il recesso rachideo antero laterale sx di l5-s1 appare occupato da quota di tessuto fibrocicatriziale in esiti di intervento che appare imbrigliare la radice emergente da tale lato.
Confermato il disco L4-L5 protruso ad ampio raggio con maggior componente paramediana dx.
Salienza paramediana sx del disco L3-L4 con lieve impronta sul sacco durale.
Segni di artrosi interapofisaria nel tratto l3-S1 con note sinovitiche sovrapposte.
Giunta in ospedale vengo visitata dallo stesso neurochirurgo è da una collega che vedendomi camminare trascinando il piede cambiano subitaneamente diagnosi.
Paralisi dello Spe.
Questo a distanza di 1 mese dall'infortunio. Ripeto emg a distanza di un mese è il referto e: reperti emg e eng indicativi di neuropatia acuta spe al capitello peroneale sinistro.
Comincio subito ciclo di fkt ma il fisiatra è convinto che la paralisi sia da compressione, perciò mi manda a fare un eco del nervo che riporta :
Il nervo spe appare aumentato di volume, iperecogeno, ha perso il normale aspetto fascicolati per un diametro di un cm in corrispondenza della testa del perone.
Il fisiatra vista l'eco mi dice che devi farmi operare per forza perché il muscolo imbriglia il nervo. Il neurochirurgo mi dice di no e di fare elettrostimolazione. Tento una seduta a Massimo voltaggio ma dopo avermi procurato due ustioni severe il fisiatra mi esorta a sentire un chirurgo plastico per fare l'intervento il più in fretta possibile per limitare il danno di un nervo schiacciato da mesi.
Contatto il plastico che concorda, mi sottopone a intervento chirurugico tre mesi dopo l'infortunio:
Intervento in an spinale, liberazione del nervo fino alla porzione distale del tendine bicipitale femorale prossimamente e sino al terzo medio distalmente. A livello del punto di compressione il nervo appare sofferente, deformato a clessidra, mobilizzazione posteriore del nervo e suo affondamento dei tessuti molli a protezione. "
Vengo dimessa dopo 4 gg e, a parte due raccolte ematiche drenate, tutto procede bene.
Ad oggi ho recuperato la funzionalità di tutte le dita, fatta eccezione per l'alluce, e riesco a ruotare il piede. La flessione e l'estensione restano quasi assenti e la sensibilità non è' ancora tornata. La fisioterapista stima un tempo di recupero lungo legato alla sofferenza muscolare della gamba timasta ferma a lungo.
Al controllo emg eseguito oggi riporto : normalizzazione ampiezza MAP nervo spe sx con residuo calo della vcd motoria sopra e sotto capitello, alla emg si rilevano segni di sofferenza neurogena periferica cronica del muscolo tibiale anteriore sx.
Questo è' quanto.
Ora finalmente giungo al quesito:
Il 14 settembre avrò la visita di controllo INAIL per il rinnovo dell'infortunio e presumo per stabilire la percentuale di danno derivante.
Vorrei capire se ho diritto ad un indennizzo per il danno residuo oppure no, di che percentuale si tratta, se poi verrà automaticamente calcolata dall'inail sommata ai danni alla colonna oppure se dovrò muovermi diversamente.
Sommando la paralisi dello spe operata con residuo danno motorio e i problemi alla colonna che percentuale devo aspettarmi, se mi spetta? Per la paralisi dello spe operata con danno residuo, nel dettaglio, quanto mi spererebbe?
La ringrazio moltissimo per l'attenzione.
Boschiroli Laura
1 Risposte
Cara Laura,
se l'INAIL ti riconosce la malattia professionale per tutte le patologie, potresti ottenere un indennizzo intorno al 35-40%. La valutazione è molto orientativa, in assenza di uno studio serio del tuo caso.
Cordialità
Dott. Silvio Savoia
Please login or Register to submit your answer