Ipoacusia bilaterale da trauma acustico da spari

Domande e risposteCategoria: Cause di servizioIpoacusia bilaterale da trauma acustico da spari
Anonimo ha scritto 4 anni fa

Buona sera,
avrei da proporLe un quesito,
Nel 1995 a seguito di un esercitazione di spari, senza cuffie, durante il servizio di leva, riportavo un trauma acustico. Il riconoscimento della causa di servizio recitava: “Ipoacusia neurosensoriale bilaterale per i toni acuti con P.P.T. del 2%”. Dopo tale diagnosi e decisione, a seguito della persistenza degli sintomi (difficoltà nell’ascolto, sensazione di panico in ambienti affollati tipo le mense, eccessivi nervosismo e ansia, pulsazioni cardiache agli orecchi, ecc.) mi rivolgo ad un ospedale civile che, dopo tutta una serie di esami mi diagnostica un’ “ipoacusia neurosensoriale bilaterale medio-grave per i toni acuti, con acufeni bilaterali persistenti”. Mi dissero, inoltre, che il tutto era irreversibile. Mi misi l’anima in pace e ritornai in caserma. Ero giovane, ignorante e competitivo: non volevo considerarmi e farmi considerare invalido.
Tuttavia, nella convivenza con tale stato, ho avuto un trascorso esistenziale tormentato. Non ero consapevole della possibile connessione con il problema – avevo fatto un altro controllo medico specialistico, anni dopo, descrivendogli i miei sintomi, ma il medico mi disse che le cose non erano relate. Fin quando un amico medico mi spiegò che molti delle mie difficoltà potevano essere legate al problema di udito.
Infatti, dopo il militare continuai negli studi. Ero un ragazzo dotato di buona memoria, facilità di apprendimento, eloquio chiaro e molto fluente. Invece, all’improvviso mi ritrovai, da persona calma ad individuo nervoso e ed ansioso, con serie difficoltà di concentrazione che mi fecero impiegare ben otto anni per laurearmi, di cui più della metà passati in depressioni ricorrenti legate alla frustrazione di non riuscire come ero abituato, di non saper più letteralmente leggere e parlare in pubblico, ossia sviluppando una sempre crescente dislessia, di perdere gradualmente, ma in modo inequivocabile, la mia predisposizione alle lingue straniere, in quanto non più capace di distinguere molti suoni, e, soprattutto, con problemi sociali. Non essendo più capace di sentire bene, non accettavo di dover dire in ogni momento, scusa, puoi ripetere?, in special modo se mi trovavo in locali rumorosi (mense universitarie, aule – non ho seguito le lezioni – bar, ecc.), e sviluppai un’inclinazione all’isolamento. Dopo la laurea, conseguita comunque con il massimo dei voti, ho avuto accesso ad un dottorato di ricerca, dove tutte queste difficoltà mi hanno precluso la possibilità di una continuazione nel mondo accademico: non riuscivo a superare lo scoglio del parlare in pubblico, di partecipare attivamente a conferenze, incontri pubblici, tenere lezioni e fare fede alle scadenze. Continuo a studiare, è la mia vita, ma leggo un passo anche tre/quattro volte e dimentico molto.
Tali “fastidi” mi hanno anche creato seri problemi nel mio tentativo di reinventarmi in nuovi lavori, soprattutto per la notevole difficoltà di concentrarmi e quindi di ricordare, così a quasi 40 anni, in uno stato di inoccupazione cronica, ho dovuto sopravvivere con lavoretti in nero, come da studente, ma oramai l’età, mi crea difficoltà.
Pertanto Le chiedo, se effettivamente tali sintomi siano da attribuire al trauma acustico e se in tal caso non fosse possibile una rivalsa, un ricorso legale all’Esercito, e/o una possibile richiesta di invalidità all’ASL. Sono cresciuto, ho sofferto, “ho aperto gli occhi”, l’orgoglio è stato messo da parte e la necessità incalza.
Mi scusi per la prolissità; attendo con ansia un sua risposta.
Cordialmente
Marcello