Decesso per mancate cure necessarie

Domande e risposteCategoria: Cause di malasanitàDecesso per mancate cure necessarie
Anonimo ha scritto 6 anni fa

Mi chiamo Antonella Marchiori e le scrivo da Pesaro (Marche). Purtroppo 14 gg. fa ho perso mio padre di 88 anni. Tutto è iniziato in data 21 Febbraio 2013 a seguito di una caduta che mio padre ha fatto in data 16 Febbraio 2013. Inizialmente sembrava che problemi particolari non ci fossero (a parte degli ematomi che si erano formati nel ginocchio, nell’anca e nella parte dell’occhio sx).
A distanza di qualche giorno mio padre si lamentava che gli faceva male la gamba e dietro richiesta del medico di famiglia siamo andati al pronto soccorso per gli accertamenti del caso. Non c’era nulla di rotto, né ematomi, né emorragie. Il paziente è stato ricoverato in pneumologia per segni di focolaio ai polmoni (non c’era il materasso antidecubito). Per i primi due giorni a mio padre non hanno messo il catetere vescicale ma successivamente sì in quanto voleva a tutti i costi andare in bagno e si agitava spesso. Le premetto che mio padre era un cardiopatico e dal 2009 era affetto dal morbo di Alzheimer . Restavo con lui quasi tutto il giorno a parte la notte che lo affiancavo ad una donna (a casa ho una madre che ha problemi di deambulazione ed ho una famiglia). Dopo una settimana dal ricovero i medici hanno pensato bene di dimetterlo, allorché ho controbattuto dicendo loro …” ma non potete farlo non vedete che è uno straccio! A casa cosa posso fare! Chiedo le dimissioni protette!” dopo vari tira e molla un giorno mi contatta la fisiatra dell’Ospedale e le faccio presente che papà faceva parte del progetto KRONOS e che era assistito anche dal personale ADI di Pesaro. Insomma al pomeriggio un medico del reparto mi riferisce che hanno accolto la mia domanda e che mio padre sarebbe stato dimesso per ricoverarlo presso l’Ospedale Santa Croce di Fano nel reparto CPA (cure post acuzie) Direttore dr. Lacetera. Veniamo quindi al giorno delle dimissioni che era il 06 Marzo 2013. Arriviamo nel reparto CPA e mi viene aperta la cartella. Il giorno 06 e 07 di Marzo a mio padre non hanno fatto nulla di particolare a parte qualche prelievo. Successivamente vengo chiamata da uno dei medici del reparto e questi mi dice …”ma … signora, lei ha visto le piaghe di suo padre nel sacro???” risposi ..”sì dottore mi ha fatto vedere l’ematoma che ha nel sacro la donna che lo affianca alla notte!!”; mi fa entrare dentro la stanza e mi fa guardare il sacro di mio padre ; mi hanno detto che ci trovavamo davanti ad una piaga del 4° livello, l’infezione era già all’osso e che hanno dovuto incidere il tessuto necrotico ma non potevano scavare molto in quanto il paziente prendeva il Coumadin.
A mio padre hanno fatto delle trasfusioni di sangue (n. 2 sacche). Dopo due giorni dalla trasfusione è subentrata la febbre abbastanza alta e sono emersi problemi di respirazione (saturazione 82). Mascherina di ossigeno, antibiotico ad ampio spettro. Dopo sono emersi altri problemi; ancora focolaio e versamento pleurico. Poi hanno deciso di interrompere l’antibiotico ad ampio spettro e somministrare un altro antibiotico più potente. Purtroppo i medici mi dicevano che il paziente non reagiva era come se ci fosse un muro e che gli antibiotici oltre a quel muro non riuscissero ad andare. Sono poi subentrati problemi per uno scompenso cardiaco; mio padre non faceva altro che dormire; ogni tanto apriva gli occhi ma si vedeva che erano occhi assenti e stanchi. Il giorno prima del decesso il giorno 29 Marzo ero molto contenta perché la febbre era sparita allora iniziavo a pensare che avevamo vinto una battaglia e che dovevamo vincere piano piano altre battaglie. Alla mattina del 30 Marzo alle ore 4:47 ho ricevuto una telefonata da parte dell’infermiera del reparto che mi chiedeva di andare in ospedale; successivamente mi ha contattato la donna che lo affiancava alla notte comunicandomi che purtroppo papà non c’era più.
Io sono pienamente convinta che mio padre sarebbe ancora in mezzo a noi se avesse avuto le cure necessarie, purtroppo i medici hanno per l’ennesima volta dimostrato la loro superficialità: il malato deve essere visto a 360° e non solo curato per quella determinata patologia.
Sarei molto contenta se lei mi potesse rispondere tramite mail.
La ringrazio anticipatamente per la Sua disponibilità.
In fede.
MARCHIORI ANTONELLA
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