DECESSO PER DIAGNOSI IN RITARDO

Domande e risposteCategoria: Cause di malasanitàDECESSO PER DIAGNOSI IN RITARDO
antonella ha scritto 2 anni fa

Buongiorno dottore le scrivo per chiedere un suo parere in merito alle responsabilità dei sanitari nel decesso di mia madre avvenuto il mese scorso in un ospedale campano. Il 6 marzo giunge in pronto soccorso per un episodio di sincope e qui, effettuati gli esami del sangue le diagnosticano una disidratazione dovuti al mannitolo che aveva fatto il mese precedente per un edema celebrale post ictus ischemico. Il giorno seguente ripetono l’emocromo e i test della funzionalità renale e vi è un incremento della creatinina da 2,1 a 2,5 ed un incremento dei leucociti da 9500 a 12100. L’otto marzo mia madre (affetta da BPCO da anni) ha una forte crisi respiratoria con tachipnea . In prontosoccorso iniziano una ventilazione non invasiva con CPA e viene trasferita in medicina d’urgenza dove il medico predispone pcr e nuovi esami per la funzionalità renale che vengono effettuati il giorno dopo. La pcr è pari a 266 e la creatinina è arrivata 3,8. Nel pomeriggio intorno alle 15 mia madreche entra in uno stato di sopore e,dopo averle effettuato un emogas viene riavviata la niv (interrotta dai medici in mattinata) con flusso di ossigeno pari a 6 litri al minuto prima aumentato a 15 litri intorno alle 19 visto il persistere di tale stato soporoso. Intorno alle 22 rieffettuano L’EGA e costatano un peggioramento delle della acidosi respiratoria unità ad un acidosi metabolica nonchè il fatto che mia madre è in coma. IL 10 il medico sospetta una setticemia e quindi dopo aver eseguito la procalcitonina (pari a 22,11) inizia una cura empirica e, nel pomeriggio chiede la consulenza rianimatoria c nefrologica visto che è anche sopraggiunta l’anuria. In seguito a colloquio con il rianimatore decidiamo di non far intubare mia madre perché le sue condizioni sono critiche e solo un miracolo potrebbe salvarla ed il medico di reparto obbliga mio padre a firmare un documento in cui dichiara che è stata una sua scelta non portarla in rianimazione impedendo altresì di procedere con l’ultrafiltrazione. Il giorno 11 la procalcitonina era quasi triplicata rispetto al giorno precedente e, nonostante le cure mia madre è morta dopo 2 giorni senza risvegliarsi dal coma. Volevo chiederle, i medici potevano sospettare la sepsi prima (visto che tra l’altro in prontosoccorso il 7 le avevano effettuato una tac del torace ed avevano evidenziato un inizio di bronchite)? Inoltre le consulenze del nefrologo e del rianimatore non dovevano essere richieste appena hanno constatato il brusco aumento della creatinina e il fatto che era soporosa? Infine le chiedo, visto che mia madre era capace di intendere e volere, ma incosciente poteva il medico delegare a noi la responsabilità di decidere per il trasferimento in rianimazione e pretendere la firma di un documento che attesti tale scelta?
Grazie infinite e mi scusi per il mio essere prolissa.

Antonella