Come da domanda

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Anonimo ha scritto 3 anni fa

Spett.le Avvocato.
Essendo consapevole della complessità e delicatezza del mio specifico caso, non mi aspetto di trovare una soluzione ma quantopiù delle indicazioni e riferimenti che possano in qualche modo aiutarmi.

Fatta tale breve premessa mi accingo ad esporLe brevemente il caso in questione.
Avendo iniziato a soffrire di pensieri ricorrenti (vere e proprie paure) verso il 18° anno di età, mi rivolsi e fui preso in carico da uno psichiatra
appartenente al Centro Salute Mentale della mia zona.
Nel corso di questi sette anni di cura (cura che sembra non aver apportato alcun minimo miglioramento poichè continuo ad esser vittima degli stessi pensieri),
ho avuto due crisi sfociate in altrettanti TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio).

Proprio perchè non ho avuto e non ho tuttora riscontri positivi dall’assunzione dei farmaci (i quali sembrano addirittura incrementare ed amplificare l’intensità delle mie paure) e dato che tali pensieri originano da spiacevoli situazioni passate (tra cui l’esser stato vittima di bullismo fisico e verbale ai tempi della scuola), non credo nell’esistenza di una vera e
propria patologia psichiatrica, ma piuttosto in un complesso e radicato problema psicologico.

La mia intenzione è quindi quella di interrompere l’assunzione dei medicinali.
Questa scelta non è ovviamente condivisa dalla dott.ssa che mi tiene in cura che già in passato mi costrinse alla loro assunzione ponendomi di fronte ad un vero e proprio
ricatto: quello di un nuovo TSO.

Sò che la legge 23 dicembre 1978 n. 833 disciplina l’istituzione dei servizi di salute mentale tra i quali compiti rientra quello di prevenzione, cura e riabilitazione.
La stessa afferma però che gli accertamenti ed i trattamenti sanitari son volontari e solamente qualora sussistano determinate condizioni questi diventano obbligatori.

Mi domando quindi se la posizione presa dal medico che mi tiene in cura rientri prima di tutto nella legalità, se sia autorizzato ed abbia il diritto di mettere in atto tale comportamento.
Se no, come posso difendermi?
Inoltre (se a seguito di una eventuale dismissione farmaci) un giorno dovessi star bene, come potrei io (attualmente titolare di invalidità al 100%) riappropriarmi della condizione di persona sana ed esser cosi visto e riconosciuto da parte dello Stato Italiano?

Ringrazio per l’attenzione postami.
Cordiali Saluti.