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art 1227 comma 2 cc

Domande e RisposteCategoria: Risarcimentiart 1227 comma 2 cc
Anonimo ha scritto 2 anni fa

Sono un dottore in scienze biologiche che, nel 1997, a seguito di puntura d’ago da cannula per provette, ha sviluppato una epatite cronica b.
Ho ottenuto sia l’indennizzo di cui alla L.210/92 che il risarcimento per danno biologico dalla ASL.
(La legge 210/92 prevede l’indennizzo per: – (d) il personale sanitario di ogni ordine e grado che ha contratto l’infezione da HIV durante il servizio, a seguito di contatto diretto con sangue e suoi derivati provenienti da soggetti affetti da infezione da HIV – La Corte Costituzionale con sentenza n. 476 del 26 novembre 2002 ha allargato anche alle epatiti)
Mia moglie, laureata in economia, si è vaccinata per l’epatite b nel 1998. Ha dovuto fare una quarta dose perché non formava anticorpi, ma anche dopo questa 4 dose, è una non responder alla vaccinazione b, quindi suscettibile di ammalarsi.
Dal 1997 abbiamo avuto sempre rapporti sessuali protetti (perché lei era non immunizzata) ed infatti non abbiamo più avuto figli. (Abbiamo due figli nati prima della mia infezione.)
Nel 2007, quindi dopo 10 anni, mia moglie ha contratto anche lei l’epatite b. Abbiamo fatto causa per il risarcimento del danno biologico.
Il CTU, nella sua relazione, segnalava al giudice: – Oltre alla via parenterale e sessuale che rimangono le modalità di trasmissione più frequenti, “l’HBV può essere trasmesso tra familiari all’interno delle famiglie, prevalentemente per il contatto di pelle non intatta o delle mucose con secrezioni o saliva contenente HBV. Tuttavia, almeno il 30% delle segnalazioni di epatite B tra gli adulti non può essere associato ad alcun fattore di rischio identificabile. “
“In altre parole e per concludere in tema di compatibilità causale, appaiono pienamente rispettati i criteri richiesti dalla corretta prassi medico-legale per il suo acclaramento. A dire che l’epatopatia cronica attiva HBV correlata dalla quale è affetta l’istante è rapportabile causalmente ad un’analoga infezione trasmessale dal consorte e dallo stesso contratta quale conseguenza dell’attività professionale.
Appare altrettanto opportuno far rilevare che, viste la naturali vie di trasmissione della patologia (già nota da anni al consorte della Sig.ra x) e l’elevato e specifico livello culturale del sig. y e della stessa Sig.ra x, appare evidente come un assoluto (ovviamente non sempre facilmente applicabile in una vita di coppia) rispetto delle norme di profilassi avrebbe potuto ridurre le possibilità di trasmissione della patologia stessa”.  
La domanda è stata rigettata dal giudice: – “La domanda attorea, come anticipato, non merita pregio, per i motivi di seguito precisati.
È noto che, ai sensi dell’art. 1227 comma 2 cc, il risarcimento non è dovuto per quei danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza; sul punto, l’orientamento costante del giudice di legittimità ha precisato che sono comprese nell’ambito dell’ordinaria diligenza quelle attività che non siano gravose o eccezionali, o tali da comportare notevoli rischi o rilevanti sacrifici ( v. Cass. n. 9850/2002)”.
“Ciò premesso, venendo al caso che ci occupa, ritiene chi scrive, anche sulla scorta delle affermazioni del nominato CTU medico-legale, che, dopo il verificarsi dell’evento lesivo in capo al sig y ( luglio 1996), la di lui moglie odierna attrice, mercè l’uso di una ordinaria diligenza, avrebbe agevolmente potuto scongiurare il verificarsi di un danno quanto mai prevedibile nel suo verificarsi.”
Preciso che il CTP ha ritenuto di non dover fare alcuna osservazione alla CTU
E’ possibile fare appello? Nel ringraziarLa porgo distinti saluti

1 Risposte
Dott. Silvio Savoia ha risposto 2 anni fa

Carissima,
è molto difficile, se non impossibile dimostrare in nesso causale fra la tua infezione e quella di tua moglie. Ti sconsiglio di appellarti
Cordialità
Dott. Silvio Savoia